martedì 16 ottobre 2007

La domenica più lunga della mia vita

30 settembre Tokyo-San Francisco.

Mi sono alzata , ho chiuso le valige, ho guardato i fiori sul balcone e salutato ogni stanza.
Piove a dirotto, sono le 10 del mattino.
Arriva Mami, la factotum di Mr G. bussa alla porta per dirci che i 2 taxi prenotati per la Stazione di Tokyo sono arrivati in cima alla piccola salita e ci aspettano.
Portiamo le valige(tante) verso le macchine, poi di corsa sotto la pioggia giù, verso Mr G. che sulla soglia della sua porta segue con gli occhi i nostri movimenti.Mi inchino con la frase di ringraziamento e saluto giapponese, che esce sinceramente dalla mia bocca, gli prendo le mani e gli dico grazie anche in italiano, ho gli occhi che luccicano, come i suoi.
Mami mi da una lettera che metto sotto il giubbetto perchè non si bagni. Sono molto emozionata.
In taxi scoppio in lacrime e sento come per me è difficile "lasciare", sento la carezza di Simone.
So già che questo luogo e questo tempo lasceranno una forte e benefica, traccia dentro di me.

Arriviamo all'aeroporto di Narita e c'è molta gente in partenza, al check-in Simone è molto bravo ad intrattenere l'impiegato giapponese che divertito ci lascia passare senza menzionare i kg in più del nostro bagaglio...viaggio ottimo, sette ore di volo, tra una dormita e l'altra sento ancora il Giappone vicino a me.Vi sembrerà strano, ma lo sento anche ora.

Arriviamo a San Francisco che sono le 9 del mattino sempre della stessa domenica....il fuso orario cambia di ben 12 ore, penso che a Tokyo la giornata di tutti quelli che sono restati sta per concludersi e che la nostra sta per cominciare di nuovo....è sempre il 30 di settembre.Restiamo svegli fino a sera,l'albergo l'ha scelto Simone in internet,si trova in fondo a Market Street che è una bellissima via che prosegue dopo Union Square,la piazza principale di San Francisco, in una zona che da centrale diventa un periferica...la via è lunghissima!
L'albergo è in stile Vittoriano, un polveroso, ma autentico, apriamo le finestre di legno americane,verso l'alto...entra una luce incredibile, il cielo è terso, azzurro intenso, c'è vento e dall'alto guardiamo la gente che cammina e il caffeTrieste,un bar di fronte a noi, che ci aspetta...vedo i tram arancioni come quelli di Milano e gli uomini mano nella mano,vedo molti neri, sento molta musica.E' tutto nuovo e sono felicemente incuriosita.













































































Sto scrivendo ed è già passato un sacco di tempo, abbiamo attraversato l'America in macchina da San Francisco in California, a Miami in Florida...4000 miglia che equivalgono a ben 6400 km...tanto in 12 giorni.Entusiasmante.Simone lo chiama un viaggio epico, io non so come definirlo in una parola...ne uso sempre tante...mi sono sentita più di tutto una pioniera...allora la definizione è per me un viaggio di scoperta, ma anche di identificazione...sono entrata in tutte le parti come in un film o in un fumetto e mi sono divertita tanto.
San Francisco è una città speciale, non ne vedrò più una così fino a New Orleans in Louisiana.Il primo giorno come veri turisti facciamo un giro della città con un bus che ti permette di scendere e risalire,vale 24 ore, poi verso le 5, siamo completamente down...dormiremo fino al giorno dopo.
A San Francisco si respira in clima di libertà e di apertura al nuovo, che non dopo, nella conservativa, eppur bella America.
Il giorno dopo, con il tram, davvero comprato a Milano,(le scritte all'interno sono in italiano,salita uscita ecc) e con un biglietto che dura 1 ora arriviamo all'imbarcadero.
Mercato di frutta e verdura e traghetto per Sausalito,una piccola isola vicino ad Alcatraz,dove abbiamo un appuntamento con un amico conosciuto a Bali, Zac, che lavora in una fabbrica di abbigliamento.






































Sullo sfondo
Alcatraz.
La prossima volta
girerò il mondo via mare...
Simone verrà con me?



















autoscatto
sul traghetto...


Sausalito è un'isola molto affascinante ed elegante,ritorneremo a Frisco con un taxi e attraverseremo il rosso Golden Gate fino al Rock caffè,dove compro una maglietta per Lorenzo...spero ti piacerà...ne compro una anche per me...siamo vicini al mare!
Le diverse banchine qua si chiamano Pier e sono numerate.
















A piedi poi verso la storica libreria "City Light" di Laurence Farlinghetti, colui che scoprì il talento di Kerouach, bellissimo luogo,ben conservato, tutto in legno a due piani,Simone non poteva mancarla...compriamo un libro "On the road".





















Per Paola,mia sorella.


















Ancora per te...









































Come ti piacerebbe...ma forse ci sei stata...io comunque ti ho pensata!

Quartiere italiano, un Negroni in un bicchiere da Martini bianco, ma fa lo stesso, è buono, ed è incredibile come questa Italia sia ovunque, siamo davvero un popolo di emigranti.
Tutti ci conoscono.
I marciapiedi di questo quartiere a San Francisco sono rossi e verdi, i lampioni hanno appeso il tricolore, i tram vengono davvero da Milano, il caffè Trieste è davanti alle nostre finestre...ma io non sono a casa...
Le discese e le salite ci sono davvero , le case sono splendide.














































Affittiamo una macchina e partiamo!! L'aereo non ci interessa,vogliamo attraversare questo territorio infinito anche se sarà un lungo viaggio.






































Mentre viaggiavamo ho preso nota di tutto sul mio quaderno, ne ho sempre uno con me,
questo l'ho comprato in uno store di San Francisco, per non dimenticare.

In questo momento sono una terrazza meravigliosa a Miami a casa della mia zia Linda, più precisamente a Fisher Island...potete guardare la cartina geografica...vi do solo un'anteprima di quello che vedo da qua....



















Sono mancata per molto tempo da questo blog,ma solo per ragioni tecniche...viaggiare, poi dormire poi ripartire...è stato tutto diverso da prima, a Tokyo, quando il tempo era dilatato...poco per volta vi racconto tutto e così ripasso l'avventura...a prestissimo.

giovedì 27 settembre 2007

Il solstizio d'autunno

21 marzo 2007...

...23 settembre 2007




















Siamo arrivati il 21 marzo, il solstizio di primavera...festa nazionale, mi sentivo sperduta e felice,
il cielo era luminoso, ho un ricordo bellissimo anche dei primi "ramen" mangiati facendo rumore con la bocca...
il cibo è sempre un grande collegamento con i luoghi del mondo, ricordo che avevano un sapore sconosciuto, ricordo la mia curiosità e il mio imbarazzo mentre pescavo nella ciotola con le bacchette in mano...




















E' arrivato il 23 settembre, il solstizio d'autunno...festa nazionale, mi sento grata a questo paese per tutto ciò che ha saputo darmi e che ho saputo prendere a mani e cuore aperti.
Vorrei portarmi via tutto...solita ingorda insaziabile...Mi porto via molto.




















acqua, terra, aria e


















fuoco...



Ho spedito le scatole in Italia via mare e alcuni oggetti sono lì, in partenza per la mia terra, dentro ci sono i regali e strati di giorni, di ricordi e di occasioni colte al volo e anche raccolte con cura.
La libertà e la felicità che ho provato qui resta dentro di me ed è mia, raccontabile solo in parte perchè troppo intensa...impossibile da spedire perchè troppo grande...
comunque indimenticabile.

Trovo sia bello che in Giappone si festeggino i cambi di stagione, è vero sono un segno tangibile
e nello stesso tempo etereo per mettere un punto e per cominciare qualcosa di nuovo.
E' un segno fatto con intenzione, non passa inosservato.Mi piace molto.

Oggi siamo stati alla fabbrica degli origami...era tempo che ci volevo andare è un luogo davvero interessante oltre che bellissimo da vedere.E' una vera scuola.
Ho avuto un sensei (maestro) che mi ha insegnato un pizzico di arte e sarei stata con lui per ore a costruire con la carta e che carta!!
Come per l'aikido non serve la lingua...la passione passa attraverso l'emozione che non ha bisogno di tante parole.
Io ne uso molte,voi direte!E infatti sono un'allieva lenta...consapevole dei miei tempi lunghi.
Quando ho imparato però non dimentico più, questo me lo riconosco.

Allora, sei mesi a Tokyo, è ora di partire, e devo fare i conti con la difficoltà a lasciare... ciò che ora un conosco e che piano piano mi ha fatto innamorare... ho un di magone...
Mr G. mi ha chiesto di tornare presto, è il regalo che vuole da me...da noi...
Lui, il nostro padrone di casa, quello che mi ha portato all'alba al Meiji Shrine convincendomi a mangiare riso per colazione.. e passandomi il suo latte in cartone, prima di attraversare la porta sacra, lui che ogni volta che ci incontra ci sorride,ci offre qualcosa o ci fa un regalo, lui che parla con le cornacchie dicendo che anche loro sono sue amiche!Lui che innaffia ogni giorno il suo giardino pensile e che dice e scrive che il mondo è UNO!
Ma vi sembra possibile aver trovato un padrone di casa così?



















Ogni cosa a Tokyo è girata con il vento a favore, come con Mr G.
A lui lascio le mie portulache e il mio basilico, so che li innaffierà.Lascio gli origami appesi al soffitto e le tende di paglia nella stanza dei tatami, lascio qui volentieri una parte del mio cuore.

Domenica 30 issiamo le vele e partiamo per San Francisco, prevedo un bel vento al "traverso", molto eccitante, non dovremo fare "boline" faticose...mi aspetta una parte della mia famiglia americana e sono felice di poter rivedere Lisa Linda e di poter riabbracciare e farmi conoscere da Alessia Micol, la piccola di casa.

Mata ne... tomodachi Nihon...(arrivederci amico Giappone!)
Anche se non ho imparato il giapponese mi avete sempre mostrato come fare ,
non ho mai sentito imbarazzo, abbiamo riso insieme le volte che ho sbagliato.
Siete gente accogliente, paziente, semplice, dignitosa, onesta e rispettosa.
C'è davvero molto da imparare, forse Tokyo non la si può incontrare di corsa, sono contenta di avere avuto molto tempo per avvicinarmi ogni giorno un pò di più.
Mi porto via i capelli rossi e verdi dei ragazzi e il silenzio delle vostre preghiere, ciò che ho provato a conoscere al di là della forma, cercando un'intimità semplice e sincera, la vostra misura contenuta, porto con me la vostra forte disciplina.





















grazie aikido
e
Hombu dojo
saprò custodire il tesoro...




















grazie Simone e
alla realizzazione
dei nostri desideri




















grazie Giappone , a chi fa il tifo per noi, grazie a chi è passato da questa casa

America arriviamo!










PEACE

giovedì 20 settembre 2007

Un onsen a un passo da Tokyo da non perdere!

A un passo da Tokyo in direzione Chiba, quindi arrivando e tornando in giornata, si può fare un'esperienza divertente all'onsen Yumeguri Mangekyo.
Con la JR dalla Tokyo station si scende a Shin-Uroyasu station(solo 30 minuti) e da lì con un taxi o con la navetta gratuita si arriva a questa recente costruzione che ospita bagni termali interni ed esterni divisi per sesso e bagni esterni nel verde per tutti in costume.In più, sempre all'interno della struttura, si trovano diversi ristoranti e qualche negozio con prodotti nipponici di buona qualità a buon prezzo.
All'arrivo è sempre incredibile l'accoglienza,tutto è già predisposto , le scarpe spariscono subito in un armadietto e ti viene messo un braccialetto numerato al braccio.Con il braccialetto potrai pagare ogni cosa senza bisogno di portare con te i soldi, potrai consumare liberamente e acquistare ciò che desideri, potrai scegliere uno yukata colorato con un obi (vestaglia di cotone con cintura di seta lunga per vestirti come si usa qua) e ricevere morbidi asciugamani che ti serviranno all'interno, il tutto ben riposto dentro una bella borsettina...Restituirai ogni cosa all'uscita quando faranno il conto della tua spesa, leggendo il braccialetto magnetico;potrai usare una carta di credito.Che bello!!
Io e Simone abbiamo cercato la cartina con il tragitto interno e ci siamo dati un appuntamento in un certo punto, quello in cui donne e uomini se vogliono si possono incontrare di nuovo...Si, la prima parte del percorso è naturalmente divisa tra reparto maschile e femminile. Con i tuoi vestiti e la tua borsa raggiungi uno spogliatoio molto accogliente, la chiave che si trova nel braccialetto ti indica il numero del tuo armadietto, dove lascerai le tue cose e dove indosserai il costume e lo yukata.Io mi sono portata la borsettina con dentro gli asciugamani e il mio shampoo, sempre per il discorso che in questo paese non perdi mai niente anche se lasci le cose senza sorveglianza...
Dopo essermi cambiata avanzo nello spogliatoio femminile e trovo anche delle bellissime toilette separate da pannelli dove alla fine potrò asciugarmi i capelli e sistemarmi per uscire...vedo che ci sono gel per capelli, deodoranti, insomma tutto quello che serve per completare una vera signora!Noto tante giovani donne che si truccano e "giocano" come dico io, davanti al loro specchio e si sistemano i vestiti o lo yukata in modo che il fiocco della cintura sia perfetto.Le donne giapponesi sono molto curate e piacevolmente vanitose...io cerco di imitarle appena posso...è così divertente farsi belle...
Prima di arrivare all'appuntamento con Simone devo entrare nei veri e propri bagni dove tutte le donne sono nude e si lavano con cura prima di entrare nelle vasche calde comuni.
Sono donne di tutte le età, le bambine con la loro mamma, i bambini di solito vanno con il papà nello spogliatoio maschile, comunque fino a 4-5 anni possono stare indifferentemente in uno dei due, ci sono donne giovani e anziane, sole o in compagnia.Il rumore è quello dell'acqua che scroscia, la luce viene dalle grandi vetrate che danno sui bagni esterni, solo femminili.Bellissima questa nudità, siamo in tante ma ognuno ha il suo spazio e nessuno si disturba.Naturalmente dopo essermi lavata in questo caldo locale la tentazione è di provare subito le vasche, ma ho dato un appuntamento...e non posso mancare, così mi metto il costume sotto lo yukata e proseguo il tragitto all'esterno, il pavimento è di legno e i piedi sono nudi, esco dal reparto femminile con il proposito di tornarci dopo e di stare tutto il tempo che voglio...c'è anche la sauna, le vasche fredde e la possibilità di ricevere un passaggio che naturalmente è a pagamento(1 ora 30 euro)
Per Simone è la prima esperienza in un bagno termale quindi appena si accorge della bellezza del locale maschile che probabilmente assomiglia a quello femminile , non sa resistere all'invito,
si dimentica l'appuntamento con me e mi lascia aspettare...
Io pure approfitto...ormai sono all'esterno, c'è il sole del pomeriggio e un bel cielo terso(occasione da non perdere a Tokyo...dove piove spesso) tenendo d'occhio il corridoio di legno coperto che congiunge tutto il circuito esterno composto da diverse bellissime piscine tra le rocce mi immergo insieme agli altri nell'acqua calda(40°) e lo aspetto...Sono tutti giapponesi,
non ho visto occidentali, stanno seduti sul pavimento di pietra, appoggiando la schiena ai sassi caldi e se la godono.Portano in testa una piccola spugna bianca,bagnata,che mantiene la testa al fresco.Alcuni chiacchierano con il vicino altri sono da soli e si rilassano.I bambini giocano a non finire, l'acqua è bassa e anche i più piccoli senza le onde si sentono al sicuro.Anche qua non c'è chiasso, i bimbi non urlano, non spruzzano, insomma è un piacere guardarli, qua conoscono la discrezione fin da piccoli...e nessuno ha bisogno di sgridarli! In certi punti delle piscine ci sono piccole cascate calde naturali e volendo si può giocare come sotto la doccia.
Quando Simone arriva lo vedo sorridere contento, il posto è di suo gusto,mi racconta di aver provato tutte le vasche interne ed esterne del reparto maschile, una è verde l'altra è rossa e poi c'è la vasca dell'idromassaggio con il poggia testa in legno...lo vedo estasiato e approfitto subito della sua rilassatezza per farmi fare un massaggio nell'acqua.Molti si massaggiano tra loro e in effetti il beneficio è immediato.Curiosi e contenti sperimentiamo tutte le vasche naturali lungo il percorso alcune hanno forma tondeggiante, altre sono piccole, altre ancora più geometriche con le sedie a sdraio sul bordo per godere, volendo, del piacevole sole e anche del giardino ben curato.In una pagoda lungo il percorso si può bere e mangiare sulla terrazzina.Una vera meraviglia.
Altro che le piscine olimpioniche di Tokyo dove ogni ora i bagnini fanno uscire tutti per controllare il fondo...con un megafono che continua a dare raccomandazioni in giapponese ai poveri nuotatori, dove non puoi nemmeno ascoltare la musica in cuffia e dove gli spogliatoi non hanno il minimo confort...
Io e Simone ci salutiamo di nuovo con il proposito di stare all'interno quanto vogliamo....
senza appuntamento, tanto fuori dai bagni c'è ancora tanto da poter fare con indosso lo yukata colorato, si può girellare all'infinito;l'onsen chiude i battenti a mezzanotte...ora dell'ultima metro per la città.
Mi libero del costume e via nelle vasche...le provo tutte, faccio la sauna e poi mi immergo nella vasca gelata per ben due volte...mi gira la testa sono al colmo del godimento.Trovi asciugamani puliti ovunque anche per entrare nella sauna, nessuno ti indica niente,puoi fare esattamente ciò che vuoi!!!Trovo anche una vasca che mi sembra di terracotta, piccola e rotonda insieme a me entra una mamma con il suo piccolo bambino...tanti sorrisi.
Dopo essermi depilata,tagliata le unghie,usato la pietra pomice, shampata e dopo aver lavato anche i denti(trovi tutto quello che ti serve) mi asciugo e mi preparo per l'uscita nella grande hall con il mio yukata fiorato.Incontro sguardi molto rilassati, tutti a piedi nudi sul pavimento di legno, salgo una scala per vedere dove porta...si arriva in una grande stanza con sdraio imbottite reclinabili e coperte di spugna dove chi è esausto può dormire o guardare la tele...sembra di essere su un traghetto per la Sardegna...intorno grandi vetrate che danno sul giardino.Proseguo e capisco che potrei farmi fare un massaggio...di nuovo una grande sala con molti lettini e molti massaggiatori all'opera,oppure potrei farmi fare una maschera al viso con l'estetista, insomma non è solo un onsen ma è anche un centro benessere...


















Avrei dovuto arrivare qui alle 9 della mattina e non mi sarei di certo annoiata, ma sono le 6 del pomeriggio e ho molta sete e fame...Ci prendiamo una birra comodamente seduti e adocchio una tempura (cibo fritto giapponese di cui sono molto golosa,verdura, carne, pesce fritti in una pastella deliziosa,leggera e croccante)
Ci concediamo un ultimo gioco, mai visto prima d'ora.
In una vasca pucci i piedi insieme agli altri presenti e arriva il "doctor fish", devi solo aspettarlo... dopo pochi minuti infatti arrivano molti piccoli pesciolini che si strusciano sulla tua pelle procurandoti un certo solletico.Ridiamo tutti...questi pesci vivono nelle piscine naturali a 37°, vennero usati nell'antichità, in particolare in Turchia, come curatori naturali della pelle (pare infatti che rimuovano le cellule vecchie come una sorta di peeling) donano bellezza alla pelle (li usava anche Cleopatra) e procurano inoltre un massaggio infrasonico rilassante.
Viene l'ora di restituire lo yukata e di tornare a casa a Tokyo.
Siamo morbidissimi...
La spesa per questo piacere è alla portata di tutti.
(foto dame)=proibito fotografare.
Mi spiace se volete dovete venirci di persona!!!!
Sito web www.yumegurimangekyo.com

Avere cash in Giappone è fondamentale

Riuscire a pagare con una carta di credito in Giappone è una vera delizia...
Molto spesso nei negozi e nei ristoranti accettano solo cash, in più, per ragioni che a me restano sconosciute, le carte vengono a volte rifiutate anche dagli sportelli bancari e postali.
Sì, di questo problema si parla sempre poco, ma è certamente conveniente arrivare in Giappone con gli yen in tasca.Forse non è un problema per chi arriva in Giappone con un viaggio organizzato, ma lo è certamente se devi organizzarti la vita da te.
Per le carte tipo Visa o Mastercard uno straniero non può prelevare in qualsiasi banca, ma solo alle City-bank che sono dislocate in alcuni punti della città,
quindi meglio cercare subito una cartina con gli indirizzi perchè queste banche non si trovano ad ogni angolo di strada e quando esci da Tokyo devi avere con te il contante.
Qua lo sanno tutti, ma solo dopo...
Cercate subito una City-bank all'aereoporto.... Noi ci siamo trovati senza soldi parecchie volte per distrazione... ma è anche un pò irritante andare all'ufficio postale e non poter prelevare più di 10000 yen, l'equivalente di 60 euro...provare per credere, non ci credeva neanche mia sorella, ma ha toccato con mano.In Italia le banche non ti informano di questa difficoltà che tutti arrivando qui si trovano a dover affrontare.
Ognuno poi crede che la sua banca sia affidabile...che le sue carte siano d'oro e d'argento...
Potrei inoltre entrare nel dettaglio di quanta commissione paghi per ogni movimento che fai..posso dirvi che i bancomat sono praticamente inutilizzabili quindi lasciateli pure a casa e non fatevi convincere della loro utilità, dato che costano sia in termini di commissioni che di utilizzo anche di più delle carte di credito.
Noi ormai facciamo girare le carte di credito come fossero delle tessere "gratta e vinci" ogni volta è una scomessa e un rischio...quindi in Giappone cash, cash, cash!
La cosa bella è che qua non ti imbrogliano mai, sono talmente attenti che puoi evitare di contare il resto e sei sicuro che se infili i soldi nelle macchinette dai distributori delle bibite, a quelle delle metropolitana e del bus, ricevi sempre ciò che desideri e il resto è sempre perfetto.
Anche quando sbagli a premere i pulsanti i soldi ti vengono restituiti...
In più il furto in Giappone non esiste quindi non c'è da temere neanche nei vicoli, io lascio la bicicletta con il lucchetto aperto e con la spesa nel cestello...questo mi da un grande senso di libertà e di sicurezza che non ho mai provato in nessuna altra parte del mondo.
Se dimentichi qualcosa in un locale puoi stare certo di ritrovarlo il giorno dopo anche se si tratta di un cellulare o di un orologio, se qualcosa ti cade di mano c'è sicuramente qualcuno che ti rincorrerà per restituirtelo...io, furbona, ho dimenticato il portafoglio al supermarket,dopo 10 minuti era già nel reparto oggetti smarriti intonso!Il costo della vita in Giappone è nettamente inferiore a quello dell'Italia e dell'Europa in generale.Si può sempre scegliere quanto spendere sia nei ristoranti che nei negozi in generale.Qui c'è la corsa ai prodotti firmati, ma se non ti interessano ti puoi rifare un bellissimo guardaroba davvero con poco.
Ci sono diversi tipi di negozi per aquistare cibo, io li ho divisi in tre categorie,"ricchi" "poveri"e "poverissimi".Prima vado dai "poverissimi" dove anche il cibo costa 100yen a pezzo o a sacchetto,
trovo della buona verdura (3 piccole melanzane o tre piccole banane 100 yen cioè 60 centesimi di euro!) quello che non trovo dai poverissimi lo troverò dai "poveri", tipo le bibite o la birra o un buon dentrificio, se invece ho bisogno dell'olio extra vergine e della pasta, del pesce freschissimo o dei biscotti buoni o di qualsiasi prodotto di importazione vado dai "ricchi", dove i prodotti costano comunque un pò meno che alla Coop!
Anche le bollette del gas della luce e della connessione ad internet sono meno salate che in Italia.
Il Giappone era un paese caro prima dell'ingresso dell'euro.Per una volta dico grazie euro!!

sabato 8 settembre 2007

Ospedale giapponese

Tokyo settembre 2007

Potevo non fare un'esperienza infermieristica in quel di Tokyo?
Certo che no!
Infatti ho avuto l'occasione di seguire da vicino la vicenda
di una giovane donna francese praticante di aikido all'hombu doyo
dove la comunità occidentale è molto presente e
naturalmente anche molto solidale.
Dopo 4 giorni di febbre molto alta, è stata ricoverata in ospedale dove è stata trattenuta per poi essere trasferita da un'altra parte , dopo poche ore, per mancanza di posti letto.
La diagnosi è stata, dopo prelievo lombare, pielonefrite acuta,(infezione delle alte vie urinarie) terapia antibiotica per via endovenosa e ricovero di una settimana.
L'ospedale si trova nell'area centrale di Shinjuku ed è un ospedale pubblico di 3° livello(che significa completamente attrezzato per ogni problema)
Io, avuta la notizia sono andata a cercarla, sapevo che era qui sola e che viveva in una stanza vicino all'hombu come molti altri aikidoka che per vicinanza ed economicità si adattano a situazioni strette...anche molto strette, come accade a Tokyo dove avere spazio è un vero lusso!
In molti ormai apprezzano la nostra accogliente e bella casetta, in molti stanno passando da qua in questi mesi per un piatto ben condito di spaghetti, per una risata e poi questa postazione è diventata da subito un internet point......anche per Alice.
Quel giorno, su indicazioni di un ragazzo, compagno di aikido, raggiungo in bici l'ospedale e dato che mi è stato indicato il 10° piano alzo la testa e vado per esclusione nell'edificio più alto.Difficile chiedere qual'è l'entrata principale...Entro, sbagliando, dalla parte del pronto soccorso,me ne accorgo subito per il numero di barelle stazionate in corridoio, per le persone un riverse sulle sedie in attesa di un medico e per i volti dei parenti preoccupati.Vedo i soliti sacchetti di plastica con cibi e bevande, una specie di bivacco triste.
Proseguo lungo il corridoio buio e malandato e capisco che sono in luogo povero. Senza chiedere niente, c'è molto movimento e nessuno fa caso a me che passo veloce e silenziosa, mi intrufolo nel primo ascensore che trovo...Arrivata al 10° piano si tratta di trovare il letto, il numero che mi è stato dato corrisponde a una donnina anziana. Nessuno mi ferma e io proseguo nella ricerca di Alice guardando in tutte le stanze.Noto subito che il reparto è misto, dopo la vecchietta mi affaccio a una tenda e vedo un uomo allettato e così un mi imbarazzo a mettere dentro la testa e cerco l'infermiera che, come spesso accade in ospedale, non sa di chi sto parlando...Verifica nel suo quaderno e mi accompagna in fondo in fondo, quindi, dietro a lei, attraverso il reparto di medicina interna che è vetusto e lasciato andare.Vedo la stanza delle infermiere a metà corridoio i bagni e grandi cameroni sulla destra divisi da tende anzichè da pareti.Dentro ogni tenda, completamente circondato e senza finestra, c'è il paziente sul letto e vicino vicino un comodino con televisore annesso:due metri per due, ho misurato lo spazio.


















Ognuno è chiuso nel suo bugigattolo rosa,nessuno parla, ma si sa i giapponesi sono gente silenziosa discreta e dignitosa.
Alice è a letto ancora febbricitante con la flebo nel braccio,con un piccolo cuscino di riso sotto la testa, con una maglietta e solo con il lenzuolo di sotto...
Si sveglia e mi sorride, è molto stanca e sudata mi dice di non baciarla perchè puzza perchè non si lava da due giorni e poi dice in inglese "non ho nemmeno il pigiama, quando sono stata accompagnata in ospedale ho portato solo la borsa e i vestiti che indossavo..."
La trovo depressa, dopo poco piange a dirotto dice che i dottori sono bravi, ma che le infermiere hanno troppo da fare e non riesce a farsi capire da loro.
In realtà non c'è molto da capire, le manca tutto anche una bottiglia d'acqua sul comodino, vicino al televisore con il telecomando(utilissimo)...
Io, è risaputo, in queste situazioni mi arrabbio molto, ma ho imparato a mantenere la calma.Chiamo l'infermiera e con l'inchino di rito chiedo di guardare insieme la cartella per comprendere la diagnosi, che per fortuna è scritta anche in inglese e per guardare insieme i valori degli esami che hanno codici uguali in tutto il mondo. Come mai è ferma nel letto senza essere stata lavata vestita?Come mai non ha nemmeno l'acqua ed è chiusa dalla tenda ?A volte per capirsi non c'è bisogno di parlare la stessa lingua."Mi dicono...Sumimasen sumimasen"..mi sono fatta dare il necessario per lavarla le ho fatto un massaggio e ho preteso un pigiama e un lenzuolo; non è stato un grande intervento, il minimo che si possa ricevere stando male di salute in un ospedale...per giunta era anche il primo ricovero della sua vita.



















Cattiva sanità, un male che trovo anche nel "perfetto" Giappone, al centro di Tokyo.
Sono molto colpita da ciò che ho visto anche i giorni successivi quando abbiamo potuto fare un giro nel cortile, con un vero pigiama e tirandoci dietro la pianta arrugginita della flebo.
Il cortile è un luogo fatiscente, come l'ospedale, e cosa ancora più strana in Giappone, è sporco di lattine e filtri di sigaretta abbandonati a terra vicino a piante rinsecchite.Ho la speranza che non tutte le strutture pubbliche ospedaliere giapponesi siano così malmesse.


Abbiamo chiesto una foto...
anche per ridere un ...
anche se lei è arrabbiata!







Noto che parenti sono i veri infermieri dei malati,si può entrare a qualsiasi ora,questo non è poi così un male, ma non può mancare assistenza per quelli che i parenti non ce li hanno, no???
Invece nel ricco Giappone è così.La gente sola, resta sola, i poveri e i senzatetto, che sono diverse migliaia a Tokyo, non hanno diritto all'assistenza pubblica.L'assistenza sanitaria in Giappone funziona con il sistema assicurativo governativo.Il dipendente pubblico e privato ha una detrazione della metà della quota sullo stipendio e la sua assicurazione copre anche i parenti carico, mentre chi non ha un lavoro, se vuole l'assicurazione, non è obbligato, la paga direttamente al governo, è leggermente più cara e non copre i parenti a carico che devono avere la propria.(sembra un controsenso ma ho capito che funziona così dato la società in un certo senso penalizza chi non lavora o chi non ha un'assunzione regolare)
Costa circa 1000 euro all'anno e non è calcolata in base al reddito (prevede anche le cure dentistiche) Poi naturalmente ci sono le assicurazioni private. In ogni caso una quota che si aggira intorno al 20% è a carico dell'utente qualsiasi sia la struttura che l'utente sceglie per le cure. Leggevo di recente che le assicurazioni giapponesi sulla vita, sono le uniche al mondo che rimborsano la famiglia in caso di suicidio.Si pensa che il suicidio in Giappone possa quindi essere a volte
una scelta per dare una soluzione concreta ai familiari che restano.

























Vorrei comunque andare a fondo e capire cosa se ne fanno di un barbone che sta male in mezzo alla strada...dove lo portano?Sono informazioni che non riesco a trovare nemmeno in rete.
Ho visto arrivare una donna incinta con suo marito che spingeva la carrozzella in mezzo al cortile e ho avuto pena per lei.Nella sala dei distributori automatici di bevande sembra di essere in una stazione ferroviaria di un paese del terzo mondo.
Alla fine della degenza le hanno naturalmente presentato il conto circa 2000 euro per 6 giorni di degenza e per gli esami e le terapie eseguiti.Ero presente quando le hanno detto che non sarebbe uscita dall'ospedale se non avesse pagato, dato che la Europ-assistance non aveva ancora provveduto a mettersi in contatto con l'amministrazione ospedaliera. Non è certo un costo elevato... ma è importante uscire dall'Europa sempre con un'assicurazione personale e se proprio bisogna ammalarsi, ho pensato, tutto sommato se sei italiano meglio in Italia che in Giappone...Gli infermieri (sì, perchè i medici sono anche loro nascosti dietro le tende, ma si sa i medici si nascondono spesso...) ti dicono "sumimasen" e a volte, come in questa, se la cavano così...ma le scuse e gli inchini non possono valere sempre, cari i miei nipponici.Mi fa rabbia la mancanza di assunzione di responsabilità, qui come altrove, la connivenza non la sopporto.
In Italia gli stranieri con permesso di soggiorno possono fare richiesta d'iscrizione al servizio sanitario nazionale gratuitamente, mostrando il permesso di soggiorno,un documento di identità e una domiciliazione.I parenti a carico sono assistiti a loro volta.Le persone senza permesso di soggiorno avrebbero gli stessi diritti , secondo la legge, ma non godono in realtà di nessun tipo di assistenza medica di base dato che non hanno la documentazione per iscriversi al servizio sanitario nazionale,quindi si rivolgono a strutture di volontariato medico come il Naga di Milano, che risolve i problemi immediati, con diagnosi e terapie gratuite, i medici volontari per gravi ragioni di salute possono certificare la necessità di un ricovero;in questo caso verrà quindi assegnato un codice STP che permetterà per un anno solare di avere accesso alle cure mediche ospedaliere(i minori e le donne in gravidanza in Italia vengono comunque assistiti gratuitamente)

Per fortuna fino ad oggi sono stata bene di salute e comunque sono partita con un'assicurazione privata.
Voglio raccontare del mio attacco di cervicale che mi ha costretto a casa per 4 giorni...per fortuna c'è Santo Brufen...esercizi di autocura e una casa confortevole.Comunque sia la 4° mattina di mal di testa mi ha fatto pensare di rivolgermi al mio padrone di casa, Mr G. che meriterebbe un post...il quale molto gentilmente ha chiamato il suo massaggiatore di fiducia.
Dopo 20 minuti,un uomo piccolo di statura e di una certa età ha suonato il campanello...mi ha chiesto di mostrargli toccando il suo corpo dove era il mio male e senza due parole in più mi ha fatto sdraiare sul tatami e ha cominciato a trattarmi.Avrà avuto almeno 65 anni, con i capelli bianchi e gli occhi molto luminosi , ha messo tra le sue mani e la mia pelle un pezzo di lino bianco e ha percorso tutto il mio corpo, fino ai piedi procurandomi un sollievo immediato.Mi ha massaggiato per un ora, mi ha fatto cambiare diverse posizioni e ha usato su di me non solo le sue mani ma anche le sue braccia i suoi gomiti e anche le sue piante dei piedi.Mi ha chiesto 24 euro e se ne andato con un sorriso...credo che prima di partire lo richiamerò per ricevere un altro trattamento a domicilio, prima esperienza nella mia vita, stupenda...da ripetere senza esitazione anche senza sintomi...grazie a lui e grazie a Mr.G.
(Ma non mi scrivete più???Vi siete dimenticati di me???)

venerdì 24 agosto 2007

Alitalia? No grazie.

Tokyo agosto2007

Resoconto di un viaggio aereo Milano Tokyo con la compagnia aerea Alitalia.
Utente: Schejola Paola Beatrice.

Utilizzo questo spazio in rete per denunciare un disservizio e perché chi legge possa essere informato e scegliere domani con chi viaggiare...

In data 18 aprile 2007 presso l'agenzia Veronelli Viaggi di Erba (Como),viene regolarmente venduto un biglietto di andata e ritorno Milano Tokyo pagato cash per un totale di Euro 969.62
(tasse comprese) a Schejola Paola Beatrice
Partenza: 16 luglio 2007 h 15.15 aeroporto Malpensa -Milano volo AZ786
Arrivo previsto 17 luglio 2007 h10 (locali) aeroporto Narita-Tokyo.
Chiamo Paola( mia sorella) il 16 luglio per accertarmi della sua prossima partenza e lei mi comunica di avere ricevuto una telefonata dall'agente della Veronelli Viaggi che la avverte del ritardo del volo AZ786; causa terremoto in Giappone la partenza è posticipata di 4 ore.
Come d'accordo con l'agente di viaggio, che è stato a sua volta avvertito del disguido tecnico dalla compagnia aerea Alitalia, Paola si presenta in aeroporto 2 ore prima del check-in.
Il check-in già alle 17 è chiuso; si ritrova in lista d'attesa.La compagnia Alitalia non ha considerato le prenotazioni e i biglietti già venduti e ha accettato i check-in di chi per primo si è presentato (evidentemente chi non è stato avvertito dagli agenti di viaggio) Dopo 1 ora le viene proposto un volo della compagnia YAL per Osaka e un volo interno successivo per raggiungere l'aeroporto di Haneda( non Narita...) a Tokyo alle 18.45 del 17 luglio 2007. Suo malgrado accetta di partire, ma non può avvisarmi nè del ritardo nè del cambio di destinazione.Mi farà giungere un' e-mail che io leggerò la sera del 17...troppo tardi.In Giappone non possiedo cellulare e lo considero un vero lusso.
Arrivata ad Osaka manca la valigia.
Dopo regolare denuncia e con in mano un voucher per buono pasto non consumato viste le lunghe procedure burocratiche (In Giappone non si scherza, i moduli vanno compilati in ogni loro parte e senza interprete...) sale sull'aereo che la porterà all 'aeroporto di Haneda a Tokyo alle 18.45. (Il voucher per il pasto a Tokyo non varrà più!!!)
Io, dopo la telefonata della sera precedente la partenza (7 ore sono il fuso orario che ci separava), ignara degli accadimenti intercorsi, al mattino mi accerto, con una telefonata all'Alitalia, dell'avvenuta partenza del volo AZ786 che ha subito il ritardo. Mi confermano che l'aereo è in volo e che l'arrivo è previsto per le h.16.00 locali all'aeroporto Narita a Tokyo.
Effettivamente era realmente in volo peccato che non mi sia stato detto che 12 persone(quelle avvertite dalle rispettive agenzie che avevano raggiunto telefonicamente i loro clienti perché a loro volta erano state avvertite dalla compagnia aerea Alitalia) tra le quali mia sorella, avevano dovuto cambiare rotta e compagnia aerea.
Raggiungo dopo 1.30 ore di viaggio con il Narita express l'aeroporto di Narita. Tra i passeggeri in arrivo Paola non c'è.Mi stupisco e mi chiedo se per via del parmigiano reggiano non l'abbiano trattenuta in dogana :)...attendo pazientemente 1 ora. Mi rivolgo all'ufficio informazioni giapponese e le gentili impiegate mi fanno capire che posso solo aspettare, se lo desidero posso chiamare l'ufficio immigrazione e mi forniscono un numero telefonico pur sapendo che non parlo giapponese. Chiedo inoltre di poter comunicare con gli uffici della compagnia Alitalia, ma alle 17 gli uffici sono chiusi quindi non c'è un referente. Si scusano, ma non troppo. Chiamo l'ufficio immigrazione da un telefono pubblico, l' impiegato giapponese naturalmente non mi capisce e così chiedo gentilmente a una signora di parlare per me, sto cercando Paola Schejola è nei vostri uffici? Risposta incerta, al momento non si può sapere. Anche la signora giapponese non se ne capacita, ma continua ad aiutarmi,( loro sono fatti così se si prendono cura di te non ti lasciano più se non a cose concluse) torna con me all'ufficio informazioni per cercare di capire con le impiegate giapponesi e per tradurmi in inglese le risposte. Chiedo se è possibile avere una lista passeggeri del volo AZ786, ma mi fanno dire che è impossibile. Mi sorge forte il dubbio che Paola non sia partita.Un po' in confusione e un po' preoccupata vedo tra la gente un cappellino blu e verde dell'Alitalia...ma è un'hostess, la raggiungo di corsa e pur essendo lei giapponesissima capisce il mio inglese...comincia ad usare il suo cellulare facendo qualcosa che sicuramente è fuori dal suo protocollo e ottiene di sapere che Schejola Paola Beatrice(cavoli non mi è subito venuto in mente il suo secondo nome mentre l'hostess che ripeteva "beo beo"cercando il mio assenso era davvero sconcertata ) effettivamente non è partita con il volo AZ 786 ma con quello della YAL per Osaka e che sta arrivando all'aeroporto di Haneda a Tokyo. A ripensarci ora il fatto del nome incompleto mi sembra una giapponesità, non bastava Schejola Paola?? L'efficientissima hostess comunque mi infila sollecita sul limousine bus delle 18.15 per Haneda e dopo 90 minuti di viaggio( i due aeroporti tokyensi sono lontani tra loro uno è a sud l'altro è a est) e sotto una pioggia battente cerco di raggiungere la zona degli arrivi nazionali, perdendomi un po' sulle scale mobili.
Sono ormai le 19.30, il suo aereo è già atterrato, lei non immagina che io ora so cosa è successo...all'improvviso mi sento chiamare e così la vedo, anche lei su una scala mobile accompagnata dalla gentile giapponese di turno che indossa pure un cappellino rosa!! Alla fine ce l'abbiamo fatta, ma è stata dura soprattutto per lei che era stanca affamata e preoccupata per non saper dove andare da sola in un paese così difficile ed in più senza valigia. Era ed è ancora molto arrabbiata con l'Alitalia tanto che ha giurato di non viaggiare mai più con loro. Anch'io ero e sono arrabbiata per l'assistenza che non ho ricevuto con la mia telefonata del mattino e in aeroporto; se non avessi preso io l'iniziativa sarei stata chissà fino a che ora ad aspettare senza sapere cosa fare.
La valigia è poi arrivata a casa 3 giorni dopo e solo 3 ore prima della nostra partenza per l'onsen di Takaragawa...
Il 16 di agosto è stato il viaggio di ritorno...al check-in la valigia pesava troppo, 5 kg in più dei 20 ammessi, siamo a Tokyo, l'impiegata giapponese Alitalia pretende 30 euro a kilo non c'è possibilità di chiudere un occhio, lei li tiene spalancati per quel che può ed il suo sguardo è severissimo...allora li davanti a tutti apriamo la valigia e la svuotiamo, arriva subito la guardia giapponese e dice, credo, che non si può fare...noi fingiamo di non capire e andiamo avanti a togliere roba velocemente mentre altri turisti pagano la multa...tutte le valige sono sovrappeso, ma io abito a Tokyo...daijoobu, no problem, mi riporto a casa lenzuola e asciugamani...sembriamo davvero due immigranti, richiudiamo la valigia mentre gli italiani ridono e i giapponesi si preoccupano, la mettiamo di nuovo sulla bilancia. OK 20 kg...Paola può partire io resto a Tokyo con la biancheria in braccio...e penso Alitalia+ Giappone=TOMBOLA!!!
Per dirla tutta la compagnia Alitalia le ha già rimborsato, all' arrivo a Milano, una parte del viaggio con due carte di credito e le saranno rimborsate anche le spese sostenute a Tokyo per acquistare il minimo indispensabile per i tre giorni in cui è rimasta senza valigia.
Lascio a voi i commenti.

domenica 19 agosto 2007

Un week-end in un riokan giapponese....provare per credere


Tokyo agosto 2007

E'difficile organizzare una vacanza in giappone abitando in giappone, se non parli giapponese puoi solo affidarti ad internet dato che le agenzie turistiche domestiche propongono per lo più agenti che comunicano solo in giapponese e non prevedono di conseguenza nessuna relazione con i gaijin(sono chiamati così tutti coloro che non sono giapponesi) letteralmente"persona esterna, non nativa".
Io però volevo partire e scoprire, e con il treno raggiungere l'interno del Kanto perche è ricco di acque termali, e quindi conoscere i famosi onsen giapponesi. Data la distanza era necessario un pernottamento in un riokan, un albergo tradizionale giapponese che possiede all'esterno le terme naturali.
Japan's hidden hot springs è il titolo di un libro in inglese che ho comprato qui....in effetti alcuni dei più bei onsen sono molto nascosti...e ne ho trovato uno che mi attirava molto, ne avevo visto delle immagini in internet...si trova ai bordi di un fiume e poco sopra ci sono le piscine di acqua calda naturale,più in là una costruzione in legno e un ponte che collega la strada di campagna al riokan...è lì che volevo andare...Regione Kanto, località Takaragawa : traditional riokan "Osenkaku" (l'ho trovato sul sito web Japanese Guest-Houses)
Dopo diverse risposte negative, ricompilato credo per la decima volta il modulo che si trova in internet e con insistenza e pazienza("gaman"i giapponesi insegnano) ottengo la mia prenotazione. Solo due posti, Simone resta a casa, parto con Paola, mia sorella che è arrivata a Tokyo da pochi giorni e che ha la precedenza dato che è nostra ospite...
Tre ore per arrivare, due treni e due autobus, peccato che la giornata sia uggiosa e che non si possa godere di un bel panorama attraverso i grandi finestrini del treno. Lasciamo Tokyo verso nord- ovest e la città pare non finisca mai, i sobborghi sono davvero molto estesi, molto costruiti e popolati, solo dopo una settantina di kilometri circa si comincia a entrare in una campagna molto verde e da subito molto aspra e quindi poco coltivata. Le rotaie salgono verso la montagna,il cielo è pieno di nuvole e sembra che possa piovere da un momento all'altro, intorno a noi solo giapponesi e se è difficile trovare chi parli inglese a Tokyo qui diventa praticamente impossibile. Capisco che il turismo da queste parti non arriva.
Io e Paola abbastanza soddisfatte per non aver sbagliato treni nè coincidenze, con il nostro foglio della prenotazione e con un sentito sumimasen e un inchino ci presentiamo alla reception del riokan.
Ci aspettavano!!! e siamo anche arrivate in tempo per il check-in che doveva necessariamente avvenire prima delle 17....sì lo so, sono un pò ironica, ma questa volta voglio esserlo per prendere anche un pò in giro questi giapponesi che conservando tutte le loro doti di accoglienza, gentilezza e affidabilità hanno però delle affinità con il popolo svizzero-tedesco per la fermezza con cui fanno valere le loro regole, i loro usi e costumi perdendo di vista la diversità fra le genti... dimostrandosi insomma un poco rigidi e poco capaci di flessibilità.
Paola in effetti vedo che è esterreffatta da come lo staff si impone fin dal primo momento...ci offrono del the verde, ma anche un foglio, naturalmente scritto in giapponese, con disegni che segnalano i luoghi accessibili e gli orari da rispettare, pretendendo da subito la tabella oraria con cui ceneremo, faremo la prima colazione, andremo ai bagni al coperto e a quelli all'aperto ( questi ultimi chiamati "rotemburo").....In uno stentato, ma deciso, inglese dico che non parlo e non leggo giapponese, che siamo molto stanche del viaggio e che vogliamo bere il the e riposare cinque minuti prima di ricevere tutte le istruzioni. Finalmente sole ci guardiamo intorno.
Insomma eravamo appena arrivate, non avevamo ancora visto la nostra stanza che già ci invitano a scegliere nuovi vestiti e nuove scarpe per soggiornare due giorni!Nel riokan le tue scarpe vengono messe immediatamente in un armadio le ritroverai girate nel giusto senso per essere indossate solo alla partenza...durante la permanenza nel riokan indosserai gli zoccoli giapponesi all'esterno e le pantofole all'interno, le scarpe non hanno nè destra nè sinistra, per me è bellissimo, e lasciando le tue fuori dal locale ne trovarai di nuove, girate nel giusto senso!Paola si inorridisce: "ma come ? devo usare le scarpe di tutti ?"























Sì, in effetti è una delle strane cose che accadono ovunque in Giappone: sulla soglia trovi sempre delle pantofole o degli zoccoli , come nelle case private o nei ristoranti o nei bagni e non sai chi le ha indossate prima di te...
Nel riokan si indossa lo yukata.
Lo yukata è una di vestaglia di cotone colorata lunga fino ai piedi allacciata in vita con l'obi, la tradizionale cintura giapponese. Lo yukata si usa per girare all'interno della struttura, per mangiare e per andare ai bagni termali. E' importante indossarlo in modo corretto, il lembo esterno deve chiudersi al davanti verso destra infatti in Giappone la chiusura verso sinistra è riservata alle persone morte. In questo riokan gli yukata sono molto colorati, c'è l'imbarazzo della scelta,ci sono per donne e uomini e in ogni momento lo puoi sostituire con uno pulito. C'è anche la possibilità di coprirsi con una giacca più pesante se piove o fa freddo...ah, dimenticavo, ci sono ombrelli di tutte le misure e di tutte le fogge!
Dopo il gioco della scelta del vestito ci facciamo accompagnare in camera...






















La camera è fatta di tanti tatami sul pavimento ed è uno spazio che si presta ad essere trasformato, a una certa ora....diventa sala da pranzo....




















e poi camera da letto con i futon a terra mentre il tavolo e le sedie spariscono magicamente (naturalmente a una certa ora...)
bussano sempre...e si aspettano il tuo "ai doso"
(si prego)


















Le cameriere sono un pò invadenti e la loro frequente presenza in camera è un'abitudine che apprezziamo poco!ti dicono come devi sederti per mangiare e controllano di frequente se stai consumando ogni cibo nell'ordine prestabilito. Ci troviamo a dover fronteggiare numerose portate,non tutte gradite ma ho imparato che ci si salva sempre chiedendo "gohan kudasai".... riso bollito....che funziona un pò come il pane e che ti permette di ridurre l'intensità del gusto di cibi assolutamente sconosciuti. Mi piace la cucina giapponese quando posso scegliere tre i diversi tipi di pasta e di pesce di zuppe e di fritti, mi piace meno quando mi trovo davanti ad un'infinità di portate come in questo caso...bella la scenografia,belli i colori e le forme delle ciotoline,ma sapori un pò difficili da gustare!!



















Prima di cenare facciamo un giro all'esterno e anche se ha cominciato a piovere il luogo è suggestivo.






































Il vapore che si vede nel'aria viene dalle acque calde...



















E' uno spettacolo unico...




















Allora che facciamo ? ci vestiamo da giapponesi e ci immergiamo? Bisogna sbrigarsi la cena arriverà in camera alle 7.30....







































Credo che le foto più delle parole possano dare un'idea della magia...






































L'acqua è molto calda,all'inizio sembra impossibile potersi immergere in 40 gradi, poi piano piano, yukkuri yukkuri in giapponese.....diventa possibile e meraviglioso, tutti i muscoli lentamente si rilassano, l'acqua è trasparente, il pavimento è di pietra, si sente il rumore del fiume che scorre, ci si può affacciare al davanzale di pietre e guardare il fiume spumeggiare poco più in basso...


















volendo è possibile fare delle pause e
sedersi all'esterno delle piscine per consumare
qualcosa o fumare una sigaretta...




















Ci sono piscine per uomini e donne e piscine per sole donne, noi le proviamo tutte,
dato che hanno forme diverse e che sono tutte attraenti.
Ogni piscina ha uno spogliatoio caldo dove lasciare il proprio yukata e la propria spugna per asciugarsi. E' tutto molto confortevole e finalmente lo staff alberghiero non interferisce....
Si può fare il bagno anche di notte....























In questo splendido esterno si incontrano statue, piccoli altari con piccoli doni è un luogo anche sacro, protetto da guardiani che allontanano gli spiriti malvagi



























statua nella piscina
delle donne...con sorgente calda





































se sei cattivo...
pussa via!



















Sento che siamo nel profondo Giappone, quello che in pochi hanno incontrato, siamo fortunate, penso a Simone che è a casa... a quanto gli piacerebbe questo luogo, so che ci tornerò con lui.
Grazie a Paola per le foto, ti ho mandato al diavolo con quella macchinetta sempre in mano...ma hai fatto bene, mi rendo conto di come sia difficile trovare le parole per descrivere questo luogo magico.

Il simbolo della religione scintoista giapponese è il cancello sacro chiamato "tori".
Di solito è dipinto di rosso vermiglio, si pensa che oltrepassarlo permetta di passare dal mondo materiale a quello spirituale.